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una dichiarazione di indipendenza del Ciberspazio

Trovo interessante ritornare, ma per chi già non lo conosce, eccola qua! Sulla dichiarazione di indipendenza del CiberSpazio, proprio oggi che si parla di regolamentare Internet. Proprio oggi che si parla di diversificarne l’accesso rompendo la net neutrality. Proprio ieri che ho sentito nuovamente pronunciare la frase: “internet non può essere il far-west”.

Daniele Salvini

Il documento è stato scritto nel 1996 da John Perry Barlow, uno dei fondatori della Electonic Frontier Foundation, organizzazione internazionale che difende i diritti civili e la libertà di parola in rete offrendo supporto legale gratuito.

È opportuno e intelligente appoggiarsi sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto, l’originale è qui  – segue la mia traduzione.

Una dichiarazione di indipendenza del Ciberspazio, di John Perry Barlow

Governi del mondo occidentale, stanchi giganti di carne e metallo, io vengo dal Ciberspazio, una nuova casa per la mente. Per conto del futuro, vi chiedo di lasciarci stare. Voi non siete benvenuti tra di noi. Voi non avete sovranità qui dove noi ci incontriamo.

Noi non abbiamo eletto un governo, né abbiamo intenzione di averne uno, dunque vi parlo senz’altra autorità se non quella della libertà stessa. Dichiaro lo spazio globale che stiamo costruendo uno spazio naturalmente indipendente dalle tirannie che tentate di imporci. Non avete nessun diritto morale per governarci e non possedete neanche metodi di costrizione che possiamo temere.

I governi derivano i loro poteri dal consenso dei governati. Voi non ci avete sollecitati né ricevuti. Noi non vi abbiamo invitato. Voi non ci conoscete e non conoscete il nostro mondo. Il Ciberspazio non è limitato dai vostri confini. Non crediate di poterlo costruire come fosse un edificio attraverso un appalto pubblico. Non potete. Questa è un’azione naturale che cresce attraverso l’azione collettiva.

Voi non avete partecipato ai nostri meravigliosi incontri di discussione, e non avete creato il valore dei nostri mercati. Non conoscete la nostra cultura, la nostra etica o i codici non scritti che hanno già procurato nella nostra società più ordine di quello che voi otterrete mai colle vostre imposizioni.

Voi sostenete che ci sono dei problemi tra noi che dovete risolvere. usate questa pretesa per invadere i nostri spazi. Molti dei problemi di cui parlate non esistono. Ma dove ci sono reali conflitti, dove ci sono veri torti, noi interveniamo e li ripariamo con i nostri metodi. Stiamo formando il nostro contratto sociale. Questo tipo di governo sorgerà alle condizioni del nostro mondo, non del vostro. Il nostro mondo è diverso.

Il Ciberspazio è fatto di transazioni e relazioni, di solo pensiero, organizzato in ondate nella rete delle nostre comunicazioni. Il nostro è un mondo che è contemporaneamente ovunque e da nessuna parte, ma non è nello stesso luogo dove vivono i nostri corpi.

Stiamo creando un mondo dove chiunque possa entrare senza privilegi o pregiudizi di razza, potere economico, forza militare o diritto di nascita.

Stiamo creando un mondo in cui ognuno, ovunque, possa esprimere le sue idee, non importa quanto strane, senza paura di essere costretto al silenzio o al conformismo.

I vostri concetti legali di proprietà, espressione, identità, movimento e luogo non valgono per noi. Sono tutti concetti basati sulla materia. E non c’è materia qui.

Le nostre identità non hanno corpo, dunque diversamente da voi non possiamo ottenere l’ordine attraverso la costrizione fisica.

Noi crediamo che il nostro governo emergerà dall’etica, dai nostri interessi illuminati, dal concetto di bene pubblico. Le nostre identità possono essere distribuite in molte delle vostre giurisdizioni. L’unica legge generale che le nostre culture costituenti riconosceranno sarà la regola d’oro (codice etico: tratta gli altri come vorresti essere trattato. NdT). Mentre speriamo di essere in grado di trovare le nostre soluzioni su queste basi, non possiamo accettare le soluzioni che tentate di imporci.

Negli Stati Uniti oggi avete creato una legge, Il Telecommunications Reform Act, che ripudia la nostra costituzione e insulta i sogni di Jefferson, Washington, Mill, Madison, de Toqueville, and Brandeis. Questi sogni devono rinascere in noi.

Siate spaventati dai vostri stessi bambini, in quanto sono nativi di un mondo nel quale voi sarete sempre immigrati. Visto che li temete, affidate vigliaccamente alle vostre burocrazie il compito che come genitori dovreste affrontare di persona. Nel nostro mondo, tutti i sentimenti e le espressioni di umanità, da quelle avvilenti a quelle angeliche, sono parte di un tutto. La conversazione globale dei bit. Non si può separare l’aria che soffoca dall’aria che sostiene le ali in volo.

In Cina, Germania, Francia, Russia, Singapore, Italia e Stati Uniti, state cercando di impedire la diffusione del virus della libertà costruendo posti di blocco alle frontiere del Ciberspazio. Questi posti di blocco potranno fermare il contagio per qualche tempo, ma non funzioneranno in un mondo che sarà presto ammantato da media fatti di particelle d’informazione.

La vostra industria dell’informazione man mano che diventano obsoleta cerca di perpetuarsi proponendo leggi, e non solo in America, che sostengono di possedere nel mondo la parola stessa. Queste leggi dichiarano che le idee sono solamente un prodotto industriale, non diversamente dalla ghisa. Nel nostro mondo, tutte le creazioni della mente umana possono essere riprodotte e distribuite infinite volte a costo zero. La trasmissione globale del pensiero non ha più bisogno delle vostre industrie per realizzarsi.

Queste misure di stampo coloniale e sempre più ostili ci mettono nella stessa posizione degli amanti della libertà e dell’auto determinazione che ci hanno preceduto, i quali hanno rifiutato l’autorità di un potere distante e disinformato. Dobbiamo dichiarare i nostri io virtuali immuni dalla vostra sovranità, anche mentre continuiamo a permettervi di governare i nostri corpi. Noi ci espanderemo nel pianeta in modo tale che nessuno potrà fermare i nostri pensieri.

Noi creeremo una civilizzazione della mente nel Ciberspazio. Ci auguriamo che possa essere più giusta e umana del mondo che i vostri governi hanno costruito fino ad oggi.

 

 

Davos, Svizzera.  8 febbraio 1996